La mia chitarra.
Le ore spese su What you give.
I giorni spesi su Love song.
Le settimane spese su Song & emotion.
I Tesla non tornavano in Europa da 16 anni.

Prima di "crescere", ho ascoltato hard rock a palate. E` stato il mio primo amore.
Ci ho messo parecchio a scoprire che esisteva anche altra roba, e che di "underground" non c`era solo il punk di NOFX, Fugazi e simili.
Ma in un certo senso era tardi.
Questo post è dedicato al mio primo amore.
E il verdetto è che sarò sempre un rocker dai gusti snob, o un indie kid dai gusti del cazzo. Amen.
Via con la cronaca della serata:
McQueen
Sono quattro ragazze. Tutte gnocche. TUTTE. Nemmeno le L7 lo erano. Hanno grinta, sanno suonare e la cantante urla che è un piacere: in pratica il sogno bagnato di ogni inguaribile rocker.Un paio di difettucci: i pezzi non vanno ancora oltre il potente e carino, ma soprattutto, come una band scolastica qualsiasi, suonano un immaginario concerto che si svolge solo nella loro testa. Perchè anche aldilà di tutti i cliché, anche aldilà di tutte le sparate gratuite ("Fuck you Tony Blair! And Gordon Brown is a wanker too!"), non puoi avere un set di mezzora e buttare gli ultimi 5 preziosi minuti su un numero irritante come quello del finto finale protratto all`infinito. Pure gli Spinal Tap lo facevano più corto.
Diamond Head
Qua si parla di vero e proprio cult. Il loro nome non mi suonava esattamente nuovo, ma ammetto che erano passati sotto il mio radar. Noto subito che il chitarrista non è esattamente di primo pelo, ma non ho altri indizi. Dopo un set tiratissimo e notevole parte Am I evil?, e all`improvviso ho l`illuminazione: ma non era tipo una b-side dei Metallica? Ecco dove li avevo sentiti nominare, per Odino! Al resto come al solito ci ha pensato Wikipedia: questi nell`81 erano i capofila, con Iron Maiden, Motorhead e Def Leppard, della cosidetta New Wave Of British Heavy Metal. Il loro esordio è considerato uno dei capolavori del genere, ma si sciolsero poco dopo un secondo album tormentato e fallimentare. Lars Ulrich, notoriamente un fan della scena, fondò i Metallica praticamente sul loro sound: oltre a Am I evil? incisero anche Helpless e The prince (che cazzo, era sulla prima cassettina metal che io abbia mai posseduto, come ho fatto a non riconoscerla?).
Dei membri originali oggi è rimasto solo il chitarrista Brian Tatler, ma è ancora un gran bel sentire. Un buco da tappare immediatamente.
Tesla
I Tesla invece sono sempre stati in seconda fila. Un sound classico tra Aerosmith e Bon Jovi, e questa passione un po` troppo nerd per gli inventori: non solo il nome rubato al noto Nikola, recentemente citato dai White Stripes in Coffee & Cigarettes e interpretato da David Bowie in The prestige, ma anche un singolo dedicato a Tommasino Edison. Ho sempre sospettato che questo fosse uno degli ostacoli al successo su larga scala (insieme a sfighe tipo l`incarico di comporre la title track per la colonna sonora di Last action hero).
A parte questo, ciò che li differenziava dal resto di quella melma semi-indistinta che era l`air metal poco prima dei Nirvana erano radici ben salde nel country/blues/hard rock anni `70.
Ma più che altro, dove gli altri mettevano glam, loro mettevano un orecchio non da poco, e passione vera.
Quella tangibile passione che fu ingrediente principale del loro maggior successo, un live acustico registrato in piena controtendenza e in anticipo sulla moda degli unplugged.
"Five men acoustical jam" è il ritratto di una band che per una volta mette da parte tutte le ambizioni commerciali, pose e stronzate varie, e si diverte. Puro e semplice.
La mossa che tanti oggi hanno imparato a fare per disperazione a fine carriera, loro la fecero mentre Love song era in heavy rotation su MTV.
Poi, come tutti, caddero vittime della rivoluzione di Seattle.
A grande richiesta, anche loro si sono riformati qualche anno fa sull`onda del revival. Timidamente: prima una data, poi un`altra, poi un tour, poi un un disco dal vivo.
Poi un altro album in studio: "Into the now" è una delle cose più oneste e solide mai uscite da una situazione del genere, più che degna di essere accostata alla discografia precedente, a riprova che il talento c`era eccome.
Oggi il peso di quell`improvvisata inizia a farsi sentire.
Il secondo chitarrista Tommy Skeoch se n`è andato, sostituito dal 28enne Dave Rude, e la band ha ripiegato sul trucco più facile: l`album di cover.
Ed è sulla spinta di questo disco che, a distanza di 16 anni dall`ultima volta, la band ha deciso di tornare in Europa.
Prima data a Londra, poi due in Olanda (vai a sapere).
Erano rimasti gli unici, tra le band che hanno significato qualcosa nella mia vita (deceduti esclusi), che non avevo mai visto dal vivo.
Chi ci sperava più.
Che dire quindi dell`esibizione di ieri?
Innanzitutto sono tutti invecchiati malissimo, ma proprio brutti forte. Troy Lucketta è stempiato e nascosto dietro la batteria, Brian Wheat ha perso il collo, e il frontman Jeff Keith sembra un`approssimazione di Iggy Pop con la bocca di Celentano. L`eccezione è il mio eroe Frankie Hannon. Lui è ancora un Dio Dorato dai boccoloni biondi, anzi, quasi più oggi che allora. Giusto un po` più largo.
E lo show regala esattamente quello che i fan chiedono da loro: mestiere, passione, calore, i virtuosismi mai eccessivi di Frank e Dave, la voce graffiante di Jeff. Nessuna pretesa di essere quelli che non si è più, o che non si è mai davvero stati, e quasi tutti gli hits.

Quasi.
A metà set sparano Love song e What you give una dietro l`altra, ed è una mazzata.
E` una macchina del tempo che mi si spalanca davanti agli occhi.
Carpi, la mia camera, e tutti i miei tentativi e i primi errori.
Le volte che le suonavo meccanicamente per esercitare le dita, e le volte che le suonavo in scioltezza ad occhi chiusi solo per trovare un po` di pace.
Le mille location sparse in cui le ho accennate davanti a uno sparuto pubblico che vigliacco se le conosceva una volta che fosse una.
Ma alla fine niente Song & emotion.
Al suo posto c`è il singolo dall`album di cover: una supina e calligrafica Thank you dei Led Zeppelin, per la quale Frankie sfoggia l`obbligatorio doppio manico. Jeff, che sicuramente ha ormai altre priorità nella testa, canta quasi meglio questa che i pezzi suoi.
Stronzi.
Forse nella vita non si può rischiare di rimanere a corto di desideri.
O forse la faranno a ottobre, quando hanno promesso di tornare...
Dave Rude, il chitarrista di riserva, ha 28 anni, uno meno di me: con tutto il tempo che ho speso a imparare quei pezzi al suo posto ci sarei potuto essere io (beh, indubbiamente avrei anche dovuto essere molto più bravo...).
Fottiti, Dave Rude, tu e la tua aria supponente.
Fottetevi, Tesla.
Vi voglio bene.
A presto.
Grazie.