
Leggenda vuole che se Prince eseguisse tutti i suoi successi uno dietro l`altro, il mondo come noi lo conosciamo cesserebbe all`istante.
Proprio come la faccenda di incrociare i flussi in Ghostbusters: i protoni si invertirebbero, le molecole esploderebbero alla velocità della luce, cose del genere.
Sarebbe male.
L`O2 è il nuovo centro attrazioni di Londra, ricavato sulle rive del Tamigi presso North Greenwhich da quel fallimento colossale che è stato il Millennium Dome, che doveva essere il più grosso casinò d`Europa e invece si è visto sfuggire la licenza a favore di Manchester.
Visto da fuori sembra un incrocio fra un tendone da circo e una centrale elettrica, o un enorme puntaspilli.
Dentro consiste in una mega-arena da 20.000 posti, un`arena junior da 2000, un cinema multisala, una spiaggia indoor, e tutti i franchising alimentari più posh del paese.
L`arena principale ha una particolarità distintiva: il palco è piazzato esattamente nel centro.
Per uno come Prince è una manna: può correre e ballare avanti e indietro creando una bella atmosfera di festa, può sagomarlo a forma del suo simbolo, e può giocare con effetti di luce diversi dai soliti. Qualcun altro un po` più sprovveduto invece, come dimostrato dai supporter Grupo Fantasma (due maroni così tra funky, mambo e altre insopportabili latinoamericanate), finirà invariabilmente per battezzare una direzione e dare le spalle a un`intera ala per tutto lo show.
All`O2 ho assistito alla terza di ben ventuno date programmate tutte nello stesso posto da Mr. Roger Nelson da Minneapolis, tirando cancheri dalla mia seggiola in quart`ultima fila acquistata appena cinque minuti dopo l`apertura prevendite.
Ultimamente di questo uomo dalle mille identità si è parlato parecchio: è innegabile che, dopo la rottura del contratto di schiavitù con la Warner e i disastrosi esperimenti di distribuzione indipendente, il nostro sia finalmente riuscito a ritrovare il giusto equilibrio.
Da Musicology in su la qualità dei dischi si è fatta sempre più consistente, lo stesso dicasi per i riscontri commerciali. E il trionfo tributato alla sua apparizione al Super Bowl ha dimostrato che il nostro è pronto a tornare a dare il meglio di sè anche dal vivo.
Ma da lui non ci si possono aspettare cose normali: le ventuno date di Londra costituiscono infatti il suo intero tour europeo. Per esse ha imposto il prezzo fisso di £31.21 - come il suo penultimo album, intitolato appunto 3121 - quando i vari Rolling Stones, Elton John e Barbra Streisand nella stessa venue chiedono dalle £70 alle £500.
A condire il tutto poi la pazza trovata di allegare il suo ultimo cd, Planet Earth, in omaggio non solo con i biglietti del concerto (mossa che tanti dovrebbero copiare) ma pure con The Mail, giornalaccio inglese della domenica. La casa discografica, rimasta completamente all`oscuro della trattativa, si è incazzata non poco, e presumendo che ormai tutti da queste parti se lo siano già procurato non ha tuttora distribuito il disco nei negozi del Regno Unito.
Mattanze a parte, dal vivo Prince è uno spettacolo disumano.E` per gente come lui che hanno inventato la parola "genio", e lo sa benissimo.
Funk, pop, rock, jazz, soul: finisce tutto quanto nel frullatore e ne esce uno stile personale e inconfondibile, roba che anche sommare James Brown a Stevie Wonder non basterebbe. Aggiungete virtuosismi alla chitarra e virtuosismi al pianoforte, una voce capace sia di sedurre che di graffiare, e la naturalezza con cui gestisce una band di fuoriclasse e un`arena di 20.000 persone come se ci fosse nato in mezzo, e otterrete una delle poche cose al mondo che varrebbero qualsiasi cifra per essere viste almeno una volta.
Potrebbe pescare tra un repertorio infinito di capolavori, ma il nostro preferisce un approccio umorale e democratico in cui indulgere tra medley, pezzi oscuri, cover (la classica "Play that funky music" dei Wild Cherry) e lunghe scatenate jam sessions. Nel frattempo suona, canta, corre e balla senza risparmiarsi per oltre due ore, mettendoci un`energia e una classe tale che alla fine a nessuno importa veramente della scaletta.
Per quanto mi riguarda avrò anche bestemmiato a quattro piani di distanza, ma i miei piedi non hanno mai smesso di muoversi. Non sarà il mio genere prediletto, ma davanti a una simile esibizione di tutte - ma proprio tutte - le qualità che dovrebbero essere elencate sotto la definizione di "artista", non si può non rimanere a bocca aperta.
Ad ogni modo, si era già ballato per un`ora e mezzo quando Prince, di ritorno dopo un veloce cambio d`abito, ha dichiarato «So many hits, so little time» e sparato una dietro l`altra "Kiss" e "Purple rain".
La folla è impazzita, il cielo ha tremato, e le mie molecole hanno mandato un messaggio forte e chiaro.
Certe leggende potrebbero essere vere.